Galleria Fotografica

Premi

1983

Conferimento titolo Senatore Accademico

1982

Concorso La Pittrice dell’anno – Milano

1982

Concorso “Lombardia ’82” – Milano

1982

Trofeo “Biennale Di Venezia” – Venezia

1982

Oscar di Montecarlo – Montecarlo

1982

Trofeo “I Trenta migliori Artisti dell’anno” – Milano

1982

Concorso Pro Gioventù’ – ed. 1982 – Milano

1978

Concorso La Pittrice dell’anno –  Milano

1977

Concorso “Mario Sironi” Coppa Unione Artigiani – Milano

1976

Concorso per sole donne “EVA ’76”-Milano

1976

Concorso Internazionale “PICCOLO QUADRO ” – Miiano

1976

Un quadro per il Collezionista – Milano

1975

Premio di Pittura “Un quadro per le Feste” – Milano

1982

Primo premio esposizione dell’opera per un mese alla Pinacoteca Ambrosiana 1982 – Milano

1982

Trofeo “La Madonnina Di Milano” – Milano

1982

Trofeo “I Protagonisti” – Milano

1982

Concorso “Salvare Venezia” – Venezia

1982

Concorso “Autunno Lombardo ’82” – Milano

1982

“Gran Trophee’ D’europe 1982”

1978

Concorso “Tazzinetta benefica” – Milano

1977

Concorso Internazionale Accademia ’76 – Milano

1977

Concorso Primavera Lombarda ’77 – Milano

1976

Concorso Internazionale “M. Bolognini” – S. A. Lodigiano

1976

 Concorso Internazionale “Autunno Lombardo” – Milano

1975

Gran Premio Internazionale della Stampa – Milano

1974

Pittori Monzesi – Monza

Testimonianze

“A Franca Bartesaghi

Finalmente!
Dopo tante porcherie vedo un’artista impegnata in questo luogo sacro all’arte,ed è invece una vergogna che si espongano simili ‘cose’

Versiliana li 26/8/97″

Carlo Pepi

“…sospesi in un sentiero di figure oniriche, che sorprendentemente trovano forza espressiva dalla loro matrice reale, è la sensazione predominante che pervade l’animo osservando l’arte della pittrice”

Fabio Bacci C.I.D.A.I.E. | aprile 2001

Dall’emozione al sentimento.

Osserviamo i quadri di Franca oggi! È passata dall’emozione al sentimento, divenuto profondo, forte e forse proprio grazie al suo coraggio nell’affrontare le tante difficoltà della sua storia. Non ha permesso che la sua passione per L’arte si spegnesse, ha lottato per uscire dalle gabbie in cui è facile rimaner prigionieri, quando Ia società non viene incontro. Con la sua pittura vuole abbattere la pietra che ostruisce il cuore di chi non incoraggia arte e cultura. La vita non è tutta ragione, c’è una parte, indicibile con parole umane, ma che Franca cerca di testimoniare con la sua arte, creando uno spazio in cui I’ uomo possa incontrarsi col mistero. L’arte non segue solo regole estetiche, si serve di paesaggi, fiori, fondi marini per comunicare la gioia del creato, per poter offrire motivi di speranza. La pittura di Franca riflette gioia e luce, lei crede che si possa andare oltre le piccole vicende quotidiane, lei crede che questa speranza possa entrare nel cuore e nelle case della gente.

Rita Bartesaghi | 2000

“…devo confessare d’aver scoperto una Bartesaghi molto diversa da quella dell”89: più forte, più ricca di emozioni, più gioiosa di vivere nei vivacissimi colori dei coralli, dei papaveri e dei girasoli.”

Vittorio D’Amico

Il lirismo sommesso ma intenso di Franca Bartesaghi raggiunge la sua dimensione più alta e più seducente quando esprime la maestà della natura, non tanto per i suoi aspetti pittoreschi quanto per la vastità dei cieli e per la forza cosmica che dinamizza piante, acque, scogli e tutti gli altri elementi costitutivi del mondo fenomenico. Ovviamente, l’alto livello del linguaggio artistico della Bartesaghi è dovuto in gran parte agli effetti suggestivi che scaturiscono dai rapporti, davvero geniali, che s’instaurano fra la luce e i colori, e dalla geniale disposizione dei piani, realizzata dal gioco di zone alterne di luminosità e di ombre. Per la sua visione chiara, per il suo vivo senso del colore e per la finezza con cui rende il variare dell’atmosfera, la Bartesaghi si colloca nel clima estetico del più raffinato impressionismo.

Lombardia Arte

La Parola è come una goccia che scava la roccia ed entra nel cuore, cambia la vita.

Negli anni in cui la storia di Franca si è complicata per il suo amore per la vita, le invisibili orme di un Padre buono l’hanno accompagnata, guidata, condotta ad una maturità affettiva e artistica. Doti come la pazienza e l’umiltà sono elementi importanti e significativi perché grazie alla collaborazione e ai consigli di pochi ma stabili riferimenti la sua opera pittorica è arrivata fin qui. E i suoi quadri dicono meglio e ben più di ciò che le mie parole potrebbero esprimere.

Come tutti Franca ha fatto delle scelte importanti nella propria vita, forse la prima è stata di scegliere l’arte che l’avrebbe semprea ccompagnata: musica o pittura, le doti artistiche in entrambi i campi le permettevano di sviluppare in modo professioanle entrambe le carriere. Franca che al di là delle apparenze, è un carattere schivo, riservato e amante di una vita tranquilla, scelse la pittura.

Dal quadro più delicato al più forte corre un filo d’oro che ci racconta di lei; lo studio dei colori è la sua passione e la caratteristica prima dei suoi quadri. Se la seguiamo nel corso degli anni l’elemento primo che non manca mai è la luce. Potrebbe essere l’elemento privilegiato per dar profondità all’immagine, ma c’è di più, molto di più. È la Luce che c’è nel suo cuore, nei suoi occhi, nel suo sorriso, quella luce che le permette di affrontare qualsiasi contraddizione, qualsiasi difficoltà senza mai perdersi d’animo. Non risponde alle contrarietà con la violenza, ma con la pazienza e la forza di chi sa che la provvidenza c’è, c’è per tutti, e rasserena chi in essa crede.

Franca è presente oggi, come già molte altre volte, per una collaborazione ad un progetto di solidarietà.

È nella sua indole!… dimentica di sé per esser vicina a chi soffre.

Oggi Franca è qui per chiedere di collaborare con lei a dare un contributo per questo grande progetto, per dire a chi soffre, al più debole “coraggio non sentirti solo, emarginato, né abbandonato. C’è un mondo d’Amore che è con te, per te fa il tifo e crede nella tua dignità”.

Per Franca “l’arte deve trarre la linfa dalle proprie vicende personali le emozioni prendono colore sulla tela… l’arte si nutre dell’animo dell’artista da qui ingrana la marcia che la porterà a rappresentare il suo vissuto nel momento in cui lo incarna su tela… la sua pittura è una sorta di diario autobiografico non si esaurisce la raffigurazione delle sue emozioni. I suoi dipinti guardano dentro l’uomo e si proiettano sul mondo tutto, la natura e tutta la creazione.

Rita Bartesaghi | 24 gennaio 2014

Il silenzio del mare.

I fondali marini sono silenzio, un silenzio gravido di senso, solamente il rumore del respiro attraverso il boccaglio, questo il racconto di chi per anni ha fatto immersioni con la passione di esplorare, nello stupore che qualcosa di incommensurabile ci sovrasta, ci circonda, ci avvolge, ci vela e disvela il senso ultimo della nostra creaturalità.

“Sulle tue rive ancora voci trionfano che si son taciute, ma che affermano perché ti hanno negato “

Camus

ma negli abissi le voci tacciono, penso alla voci di donne velate, la cui creaturalità è offesa, l’umanità ferita, la femminilità negata!

Penso ai loro uomini che silenziosamente credono che questo sia il modo per proteggerle, farle rispettare, non umiliarle, perché queste sono le loro leggi, e uscendo dai loro territori se le portano strette con sé quasi a non voler lasciare indietro nulla di ciò che a loro appartiene. Penso al loro arrivo nei nostri territori. Nel silenzio forse si pensa di dar loro accoglienza con le nostre di leggi, con le nostre di abitudini, ma questo non sempre è un silenzio ricco, piuttosto parlerei di un silenzio geloso, muto, pauroso e a volte anche un po’ egoista. Ma parliamo di una porzione perché il silenzio pesante lo accrediterei a coloro che si operano con passione, amore e dedizione e lottano per togliere il velo a queste donne, per risollevare i loro cuori, per liberarle alla vita, concedere loro di donare la vita ai loro figli, nella certezza che non verranno lasciate sole, i loro figli sono anche un po’ figli nostri! Ecco tutti questi silenzi sono custoditi nel mare perché nei fondali tutti ci si può immergere, qualsiasi sia il credo o il colore della pelle il mare accoglie tutti, non fa torto a nessuno,ma quando sei dentro sta a te decidere cosa guardare, sta a te orientarti tra coralli, alghe, pesci, anche detriti, mucillagine.

C’è una sola cosa che il mare non perdona: il volerlo affrontare senza conoscerlo. Così fra noi, c’è un solo ostacolo: dar più peso alle differenze che a ciò che ci accomuna.

Noi oggi siamo qui per dare accoglienza e tutto il nostro appoggio, per venire incontro a queste donne, nostre sorelle, per aiutarle ad inserirsi ed abitare il nostro paese nel rispetto reciproco.

Rita Bartesaghi | 10 ottobre 2011

Mostre

MOSTRE RECENTI DAL 2000 AD OGGI

2015

Villa Reale di Monza – Monza – “Monza. Emozioni senza tempo” – Collettiva

2011

Circoscrizione 1- biblioteca San Gerardo – Monza – “Il silenzio del mare”- Personale

2010

Convento Sant’Angelo Milano – Collettiva

2001

C&C Art Gallery – place du Casinò – Montecarlo – Personale

2001

Museo Alternativo – C.E.D.A.I.E. museo alternativo – Cenaia (Pisa)

2014

Galleria d’arte San Barnaba – Milano SLA – “Il Mare dalla notte al giorno”- Personale

2009-2011

Circoscrizione 1 Monza – Mostra Permanente

2005

Concessionaria Mercedes Benz “Venus Shop”- Monza – Accordi di Luce – Personale

2001

Versillia Arte Estate – Marina di Pietrasanta (LU) – Personale

2000

Santuario Madonna delle Grazie – Monza – personale

MOSTRE DAGLI ESORDI AL 2000

1997

Salsomaggiore – Salsoarte ’97 – 3° rassegna d’arte contemporanea

1995

La Versiliana di Pietrasanta – Personale nella“Capanna Incantata”

1990

Open-space piazza della Repubblica – Milano

1987

Arte Monza ’87/Galleria Civica – Monza – Collettiva

1984

Rotonda di S. Biagio – Monza – Collettiva

1984

Ex Arengario di Milano – Milano – Collettiva

1983

In Permanenza alla Galleria Valentini/Brera – Milano

1982

Collettiva del Gruppo Sintesi – Rimini

1977

Galleria Centro Internazionale D’arte/Brera – Milano – Personale

1976

Galleria Ticino/Brera – Milano – Collettiva

1976

Palazzo dei Capitani – Malcesine (VR) – Personale

1976

Galleria Ticino/Brera – Milano – Personale

1975

Galleria Tirrenia – Massa – Personale

1997

La Versiliana di Pietrasanta – Pittori in Villa

1994

Villa Mirabello – Parco di Monza – Collettiva

1990

Ristorante “Modoetia” – Monza – Esposizione

1987

Galleria D’arte Modigliani – Milano – Collettiva

1986

Galleria “Hatria” – Bergamo – Personale

1984

Villa Reale di Monza – Monza – Collettiva Pittori Monzesi

1984

“La Mecca” – Monza – Personale

1982

“La Fila” – Monza – Personale

1978

Arengario Di Monza – Monza – Collettiva

1977

Galleria Lombardia Arte – Milano – Minipersonale

1976

Galleria Lombardia Arte – Milano – Collettiva

1976

Ente del Turismo – Pavia – Personale

1975

Galleria Ticino – Milano – Collettiva

1974

Galleria Civica – Monza – Collettiva

Interviste

Antonetta Carrabs per Moma News
29 gennaio 2014

Il dipingere è meraviglioso, rende più allegri e più pazienti.

Dopo non si hanno le dita nere come quando si scrive, ma rosse e blu.

Della mia pittura si dice che è chiara, delicata, femminile come se ciò escludesse l’energia fisica che occorre per lavorare, soprattutto sulle grandi dimensioni. L’energia invece è senz’altro la fonte primaria dalla quale traggo ispirazione: il fluire continuo di un magma lento ma costante, che diventa cenere e poi di nuovo vita. C’è in me il desiderio di espellere idee, sensazioni, sentimenti alla continua ricerca di nuove tematiche dalla natura all’astratto e forse ora al ritratto: somma del mio tutto e origine del mio nuovo.
(Franca Bartesaghi)

Oggi si è un po’ perso tutto– mi dice – in casa manca quel legame affettivo di coesione, di crescita che noi bambini avvertivamo una volta e con i quali siamo ci siamo formati. Sono cresciuta in un’epoca dove gli anziani trasferivano nei giovani le loro passioni e i grandi valori della famiglia. Sono stata fortunata. La mia era una famiglia unita e felice. Ho avuto dei genitori meravigliosi. Mio padre è stato per me una figura molto importante. Era un uomo sensibile e attento. Ha sempre affermato che il mondo sarebbe stato scritto dalle donne. E forse sarà così, o almeno lo speriamo. Ricordo il giorno in cui mi invitò a dipingere insieme a lui. Copiammo un dipinto del pittore Fattori. Non dimenticherò mai le sue parole: io sono un architetto e tu un pittore e adesso vai a prendermi la pipa. Entrai nella stanza e vi trovai un cavalletto con i colori. Erano gli anni settanta.

In quel periodo la mia famiglia ha accolto in casa molti studenti stranieri che venivano in Italia per studiare architettura. Ho il ricordo di quei tanti ragazzi che frequentavano la mia casa, dei racconti dei loro Paesi, delle ingiustizie, dei problemi e anche delle torture subite dalla loro gente.

Franca Bartesaghi, con la sua personale Il mare dalla notte al giorno, ha scelto di condividere e sostenere, in prima persona, il progetto di solidarietà SLAncio, promosso dalla Cooperativa Sociale La Meridiana, che vede a Monza la realizzazione di una nuova struttura per persone in stato vegetativo e malati di SLA. La mostra sarà inaugurata a Milano, presso la Galleria d’Arte San Barbara, venerdì 31 gennaio alle ore 19.00 e vi resterà fino al 7 febbraio, con i seguenti orari: 10.00 – 12.00| 15.00 – 18.45. Interverranno all’inaugurazione: Paolo Biscottini, curatore del Museo Diocesano, Roberto Mauri, Direttore del Progetto SLAncio, Francesco Gatto, Direttore della Galleria d’Arte San Barnaba.

Incontro l’artista a Monza nel suo studio. Ci sono quadri ovunque, in ogni stanza:  si respira un’aria nuova, leggera. Credo che nei dipinti, come nella musica, le emozioni ci arrivino addosso attraverso una via preferenziale. Ed è proprio quello che avverto: una sensazione di bellezza mista al colore, al tratto, al segno,  che dagli organi di senso porta diretta all’anima.

Franca Bartesaghi è figlia di un architetto monzese. Cresciuta in una famiglia dove i valori e la solidarietà sono sempre stati al primo posto, come mi sottolinea fin dal principio.

Qualche anno dopo, con l’aiuto di mio padre, riuscii a conoscere Spreafico e alcuni pittori milanesi. Frequentai molto Milano e Palazzo Crespi, la casa dei pittori, e il maestro Arioli, pittore bohémien, fino all’influenza artistica di  Biscottini che mi portò a dipingere con i colori chiari. Poi arrivò il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e con lui il maestro Carlos Cebro. Io sono un soprano lirico drammatico. Quelli erano gli anni settanta, settantuno. In quel periodo ebbi modo anche di conoscere Abbado che era appena arrivato da Roma.

E’ stato l’odore delle rose che ho respirato nello studio di Arioli che ha fatto nascere in me una passione per questo splendido fiore. Ricordo di aver frequentato il suo studio per alcuni anni. Arioli non amava circondarsi di allievi, non li voleva fra i pedi, così diceva. Ricordo che un giorno mi chiese di dipingere un quadro. E così decisi di andare a dipingere nel parco di Monza. Ci andai con la mamma. Era inverno inoltrato, faceva molto freddo. Quando Arioli vide il quadro mi disse: si, ti tengo, hai il senso del colore.

Critica

Pierfranco Bertazzini e Paolo BIscottini

Fin dall’inizio della sua carriera Franca ha partecipato a numerosi concorsi e mostre ricevendo diversi premi. Molti critici si sono occupati di lei. Abbiamo selezionato qui quelle critiche che riteniamo più significative.

I critici d’arte Paolo Biscottini e Pierfranco Bertazzini in occasione dell’inaugurazione della mostra “Il silenzio del mare” nel 2011 a Monza

È ormai parecchio tempo che frequento lo studio di MARIA FRANCA BARTESAGHI. Ho visto nascere a poco a poco questa nuova e affascinante serie di opere grandi. I temi sono gli stessi di una volta, i fiori, le conchiglie, la natura. Ma ormai lei stessa sa che si tratta soltanto di pretesti, di irrinunciabili pretesti affettivi. Il tema vero e potente è la tela in cui la Bartesaghi ha imparato a rischiare tutto il proprio mondo interiore ed insieme la sua storia stessa di artista. C’è una grandissima forza e un’ammirevole tenacia nell’apparente fragilità delle opere che la Bartesaghi espone qui per la prima volta. C’è il coraggio di chi rinuncia ad un linguaggio ormai acquisito e divenuto facile, per una ricerca espressiva totalmente nuova e diversa. All’improvviso il mondo si apre, diventa grande e cresce l’ansia e la voglia di viverlo. La storia di questa pittrice è quella del rifiuto del mondo piccino, dell’ambiente chiuso, dei riti del quotidiano e la scelta è per un nuovo avventuroso scandaglio della propria esistenza

 

Ne deriva una pittura che conserva tutto il sapore di una femminilità riservata e interiore -i colori tenui, velati, la sfumatura dolcissima, un’atmosfera aurorale e intensamente lirica-e nello stesso tempo rivela l’anelito alla grandezza e il tentativo fortunato di superare e superarsi. In questo senso la pittura si apre a superfici vastissime, determinate da una pennellata sicura, propria di un gesto forte e deciso da cui scaturiscono ariose e palpitanti le tiepide forme della natura ed insieme di un fraseggio sommesso. La luce è oggi la conquista più grande ed allinea l’opera di Maria Franca Bartesaghi alle ricerche spaziali dell’arte di questi ultimi tempi.

Sabato si è inaugurata la mostra di Franca Bartesaghi in via Cavallotti presso la Concessionaria Mercedes Benz. che mette a disposizione lo spazio alla presenza dell’assessore Bomperad e del prof Bertazzini. Nella sua presentazione il prof. ricorda che la pittrice è figlia dell’architetto che con la sua opera promosse nel ’28 il restauro del santuario della Madonna delle Grazie. È figlia d’arte, ha fatto il liceo artistico, ha seguito corsi di nudo a Brera, corsi di restauro a Firenze, ha fatto scuola, ha insegnato per anni ed. art. Il preside D’Amico presente all’inaugurazione conosce bene l’abilità d’insegnante della pittrice, ma soprattutto del desiderio d’insegnare il bello e di attirare i suoi ragazzi a gustare il bello. Il prof. Bertazzini, continua “ho conosciuto la pittrice in occasione di una mostra alla civica, le sue opere di pittura informale. In quell’epoca era attratta dall’astratto. Era di moda l’astratto. L’astrazione è cominciata nel 1910 con un famoso acquerello di Candiski.

È arivata in Italia nel 1930 nella galleria milanese il Milione. E nell’occasione della mostra dell’89 con quei quadri informali scrissi un articolo con il titolo ‘Fiori di terra e fiori di mare’. Era un’interpretazione con visioni che partivano dall’osservazione del dato reale, ma venivano poi filtrati attraverso il filtro lontanantes  della memoria e il filtro trasfigurante della fantasia e dell’immaginazione. Perché l’informale vuol dire mettere in evidenza il contrasto tra un’arte che vuoi essere imitativa e un’arte che invece vuol essere creativa, perché fintanto che si dipinge ciò che è visibile, si fa dell’imitazione. Già i romantici avevano posto la differenza tra imitazione e creazione, per arrivare a Gaugir che diceva “e il mare ti sembra rosso, fallo pure rosso.

E siamo in quello che sarà l’espressionismo tedesco che vuole l’alterazione delle forme e l’intensificazione dei colori. Ma la nostra sapeva anche dipingere secondo lo stile figurativo. E se guardate questo quadro è un paesaggio, ma questo quadro io lo metto nella serie dei quadri che io definisco incantati ed estatici. È un bel paesaggio, mi pare se ricordo bene questo è il giardino della finanza, dove si sente l’aria di quei molti monzesi che sono stati parchisti. A cominciare dal più bravo E. Borsa. Nel quadro io vedo sapienza compositiva, gusto cromatico, alternanza sapiente di colori, non ricordo con esattezza la data, forse è del 1975. Se avesse voluto avrebbe potuto continuare quadri cosi, molto commerciabili, ma…la nostra ama la ricerca, ama lo studio ed ecco perché nell’89 faceva una mostra improntata all’informale. lo poi l’ho rivista in un’altra mostra, fatta alla Madonna delle Grazie che i frati vista la benemerenza del padre le avevano concessa in via straordinaria l’uso della filanda. Lì aveva messo un po’ di quadri informali e alcuni quadri invece con note paesaggistiche di questo tipo.

Guardate un altro quadro, per dire la bravura della nostra figurativa. Di quei fiori una persona molto qualificata che conosceva bene la situazione monzese disse “si respira l’atmosfera” la pittrice monzese che ha fatto tanti quadri belli. Indubbiamente la composizione floreale è un po’ retorica, indubbiamente,ma quando si ha quella grazia, quando si ha la capacità di una campitura come quella, soffusa, tenue, con quella prevalenza del bianco (infatti anche quando faceva l’informale ricordo che mi confessò un giorno che il bianco è il suo colore preferito). Osserviamo un terzo quadro tecnica ad olio, è del 1980, non c’è più il bianco. È un quadro dove ci sono essenzialmente questi colori: il rosso, il giallo e il blu, e un bianco molto attenuato. Sono il giallo, il rosso e il blu colori primari, colori elementari, colori che sanno la storia dell’arte conoscono certamente che nella rivista de Style 1917 cita Edmondrian che adoperava tre colori il giallo il rosso e il blu colori primari e i non colori bianco, il nero e il grigio.

Veniamo ai quadri ultimi, Tutti gli altri quadri sono quadri lavorati tra il 2002 e oggi. Rappresentano una svolta sul piano tecnico. Questo è un quadro lavorato ad olio, tutti gli altri quadri sono lavorati ad un acrilico speciale misto ad olio ed acqua. Questa ad olio è una pittura calma, tranquilla, riposante, lì nei quadri ultimi la pittura è rapida, svelta, impegnativa, asciuga subito. Non è più possibile corregger. È un lavoro estenuante. Trovate qui tre tipi di quadri a seconda dei colori egemoni, dei colori dominanti: il rosso, il giallo, il biu. Credo d’aver dato un’idea di quella che è stata la vicissitudine, di quella che è stato il curriculum articolo della pittrice che ha sempre lavorato con uno spirito (e posso esprimere questo giudizio perché la conosco ormai da tanto tempo) e vedo e la ammiro perché ha sempre esposto poco. Chi espone con presenza è assillato e giustificato da interessi mercantili. Quello che ho sempre ammirato in lei invece è il desiderio del bello e soprattutto considerare la sua produzione sotto il profilo deil’autogratificazione. Quante volte ho visto lavori suoi buttati, tele riprese e adoperate un’altra volta perché il lavoro non era di sua soddisfazione col desiderio di operare, non tanto per avere dei riconoscimenti esterni, che sono anche abbastanza facili.

Oggi ci sono artisti che hanno capito che la pubblicità è l’anima del commercio, e questo va bene se si tratta di vendere le Mercedes, ma sul piano dell’arte pura io ammiro coloro che…La nostra dice la pittura è colore, ma cerco già Leonardo diceva che la pittura è anche linea quello che oggi è il traliccio disegnativi, ma qui il traliccio si vede, e li poteva fare tutti i temi che voleva, però i temi preferiti sono la nota di paesaggio ed i fiori. Ricordo che la mostra dell’89 era così dettagliata e precisa che il tema non erano i fiori, ma i petali addirittura. Ora anche qui l’elemento reale, quello visibile esiste, si vede. Ma dicevo prima lei lo filtra, prima di tutto attraverso il filtro slontanante della memoria perché non dipinge in genere en plein air: guarda, osserva e poi adoperando la memoria elabora e il filtro trasfigurante che è ‘creare’ che è poetico. Poesia deriva da poè greco che vuol dire creare, cioè fare. ln quanto a poesia, io facilmente potevo indulgere alla parola poesia accennando a quei quadri figurativi, mi sono fermato su quella nota paesaggistica e sui fiori. Potevo parlare di poesia, ma non l’ho fatto perché in fatto di poesia, la nostra era amica di Mario Luzi poeta e senatore della repubblica per i suoi meriti poetici.

L’amicizia che correva tra i due e documentata da una fotografia scattata durante l’esposizione. Grado che di fronte a queste cose soprattutto quando sì vede una forma alterata, una forma interpretata, una forma soggettivata, interiorizzataintimizzata e soprattutto si vede l’intensificazione cromatica, cioè la bellezzail risultato, l’esito del quadro affidato al colore, val la pena di guardarlo con gli occhi propri, non ci sono parole nelle mostre ci sono i quadri che arricchiscono le pareti e le mostre sono fatte perché gli occhi possono bearsi di questa bellezza e concludo facendomi felice interprete del pensiero di tutti nell’augurare alla Bartesaghi di avere anche da questa mostra quelle soddisfazioni anche di pubblico, ma io sono abtuato ad andare per mostre e molto spesso si hanno delle vernici desolate. Mi pare che in un sabato pomeriggio un pubblico del genere mi sembra qualificante e non mancherà anche d’accompagnare anche un successo di critica se i cosiddetti critici hanno occhi giusti per vedere e sanno apprezzare come merita una pittrice che ormai non ha bisogno di presentazioni, che ormai ha finito il tempo del noviziato.

2005 – Pier Franco Bertazzini

Maria Franca Bartesaghi titola le sue tele “Fiori di terra” e “Fiori di mare”. È infatti l’artista, che muove da ricerche sui petali, dilata la materia così da portarla a dimensioni, direi, cosmologiche.

L’artista si cimenta in composizioni di ampio respiro, anche nei formati, traccia trame evanescenti, delinea zone, si abbandona a spaziature geometriche o irregolari, inventa anatomie misteriose, insegue trasparenze, fluidità, sfilacciamenti, giuoca giuochi aerei di linee e spazi, sottolinea balenii e parvenze di materia, evidenzia nuclei soffusi di forme modulate, propone momenti figurati riconoscibili ed insieme elusivi, concentra e mette a fuoco, in un grafismo che può sembrare emblematico e addirittura chiazzato di pregnanze e di allusioni, immagini fondamentalmente fantastiche e lirico-narrative, secondo una dinamica trasformale che le connota insieme con sapienti accordi e contrasti di colore.

Appaiono campiture sofisticate e personalissime e su di essere vengono distesi, con buona tecnica, colori assai diluiti, eppure vibranti. Sono campiture e sovrapposizioni variegate con ricchezza di toni e di sfumature, disoccultanti trepide sensazioni ed ansie di trascendimenti. Sempre stupisce la levità del dipingere, capace di suscitare atmosfere che dissolvenze e velature chiaristiche caricano di magia.E le velature sono spesso velature di bianchi su bianchi. “Il bianco – confessa la pittrice – è il non colore che mi piace di più”. E la ricerca sui petali privilegia i rosa pallidi e i toni oscillanti tra il rosso e il bianco, toni cioè sull’incarnato. Sono ancora da ricordare i valori stilistici, l’elegante e ritmica scioltezza, la rifinitura formale dei ritmi, ora richiamantisi e susseguentisi in bella continuità, ora rotti come singulti, ora infine così delicatamente cangianti ed innovantisti da comporsi armoniosamente come volute melodiche, coordinate dall’eccesso della tensione. Pittura emozionale, fatta di pulsioni intime; pittura fantastica e visionaria, con paesaggi dilatati dall’immaginazione; pittura dell’infinito e dell’indefinito; pittura del conosciuto e del mistero; essa con tracce, ombre, brividi, frammenti, dissolvenze, feconda e aggrega profumi di ricordi, onde di cose cancellate, soffi di speranze.

2000 – Pier Franco Bertazzini

Quella di Maria Franca Bartesaghi è una pittura chiara, a volte evanescente, pervasa da un senso di rispetto per la materia su cui trova spazio. Spesso i soggetti sono ombre che si muovono in un deserto di solitudine, altre volte fiori o paesaggi di luce. Bisogna soffermarsi davanti ai suoi quadri per capire quel messaggio che, ad una prima lettura, può apparire lontano. È una questione di tempo che non è mai fermo e corre fra il passato e il presente trasformando la nostra vita in un attimo fra due eternità. Nelle opere di grandi dimensioni, le ombre lievi si trasformano in fantasmi dell’anima che attendono di essere risvegliati dal sonno profondo dell’eternità. Una pittrice dunque su cui riflettere, perché nella delicata umiltà della sua stesura si può avvertire la voce sommessa di una preghiera per la vita. I colori sono tenui, le forme hanno contorni appena accennati, gli elementi non sono mai dominanti se non in qualche esplosione di primavere sbocciate in un deserto di solitudine.

Franca Bartesaghi unisce all’inestimabile dono della giovinezza una volontà e un impegno non comuni. Riprova della serietà del sul lavoro è l’approfondimento con il quale ella tratta i temi preferiti della sua pittura e, in particolare, il paesaggio.

Temi velati nei quali prevalgono i grigi, gli azzurri e gli ocra spenti, sembrano distillati, goccia dopo goccia, da un’irrequieta tavolozza per ricomporsi poi sulla tela in un prezioso tessuto cromatico fatto di toccante poesia.

La libertà inventiva con la quale la pittrice affronta la realtà trova nella delicatezza delle immagini e in un tonalismo fresco e trasparente i contenuti poetici di un animo estremamente sensibile.

Pittura vera e di ampio respiro quindi, fatta di cieli ventilati e di vasti orizzonti, pittura ora vibrante e spericolata di toni ora venata di sottile malinconia.

Franca Bartesaghi si dichiara, pittoricamente, attraverso i fiori e il paesaggio. Attinge, dunque, alle fonti più quotidiane, e al tempo stesso più misteriose, che la natura ci offre. E non sarà possibile abolire queste più autentiche e naturali certezze, anche se il progresso cospira a sovrapporsi con forme gridate, a lacerare un contesto che un tempo ispirava temi e sentimenti, e il vivere medesimo dell’uomo. Ma questa pittrice sente in verità di natura, in eleganza d’immagini, attraverso una colorazione fresca e nativa: così la sua tela è cronaca di cosa appena nata, verginalmente intatta, che non conosce le usure, e tanto meno le lacerazioni, a cui s’abbandona ogni vicenda d’uomo.

 

I fiori paiono più a preambolo della sua cronaca di pittura: una vicenda alquanto chiusa, legata a una sua ritmica compositiva, non senza tentazioni e tentativi a inverarsi, ma con una remora inerente all’oggetto medesimo, che chiede spazio e ama un certo vagheggiamento totale e perfino totalitario. Franca ha sentito questo floreale ritardo. Così ha disposto in verticale la sua dichiarazione fiorita, forse a cercare una dinamica o una specie di floreale fugato, a cui, tuttavia, la ragione compositiva non sembra aver consentito. Ma intanto, dei suoi fiori, sarà opportuno cercare la nativa freschezza, un’amorevolezza un po’ bionda e fanciulla, pur avvertendo la presenza d’un economia di spazio che può essere dolce e contenta e soddisfatta, ma che non lascia adito a un più aperto e articolato fantasticare. E la pittrice, che ha sentito questa felice remora, questo suo biondissimo indugio, ha cercato la soluzione più ariosa e più libera dei fiori nel paesaggio. Ed è, questa, cosa più sua e più consona al suo immaginare, anche se quell’indugio totalmente floreale era pur sempre un indugio d’amore.

 

Ma l’artista sembra trovare la sua aria più vera nel paesaggio. E basti osservare le fantasiose immagini dei suoi ulivi della Versilia o qualunque altro paesistico approdo. E in genere la pittrice pratica un paesaggio aperto, carico d’aria e di luce, dove le forme arboree sono un semplice appiglio verso un’avventura più ampia, spaziata e forse celeste. E ritorna, qui, la nativa fanciullezza del colore floreale: e la vegetazione pare cosa propriamente sua, appiglio di concerto, preambolo a una sonorizzazione più vasta e unisono. Ed è in questa direzione univoca che vivono certe sue marine, che hanno bei ritmi d’acque e non trovano ancora la certezza paesistica d’altri dipinti. Eppure è proprio il vivere univoco ciò che qui conta: anche se quella colorazione dovrà essere ulteriormente smorzata, a trovare le delicatezze e l’oblio di cui Franca sembra fantasiosamente muovere in traccia. Come le succede, del resto, in certe sue visioni trovate dalla finestra di casa, un giorno che la nebbia incombeva sulla città e faceva obliose le forme più dure e traduceva ogni appiglio arboreo in un colorato progresso. O in altra occasione, sempre di là osservando, le nasceva un mattino di luce e le si esaltava, all’orizzonte, la cerchia delle Prealpi, naturale ghirlanda d’una colorazione di cose sospese e come trovate a mezz’aria. È un po’ il fantasticare di Franca: di captare giovenilmente dal mondo le note della bellezza, ciò che più naturalmente pare disposto al sogno, a sollecitare nella memoria una cronaca più gaudiosa e serena.

Lo stile pittorico dell’Artista Franca Bartesaghi non è futuristico, appartiene ad un neorealismo unico nel suo genere; esprime come un’anima possa sollevarsi da terra per partecipare con serenità alle evoluzioni di cirri filamentosi – simili a gioiosi pennacchi fluorescenti verdi, bianchi ed azzurri, impregnati di magnetismo – in nubi vaganti in cumuli-strati, alti cumuli, alti strati, mai in nembi forieri di imminenti tempeste.

L’altezza preferita è dai due ai seimila metri, dove le evoluzioni dell’aria formano cristalli di ghiaccio; riflettendosi dall’occhio alle mani dell’Artista imprimono serena gioia a se stessa e ai molti che hanno il privilegio di ammirare le sue Opere.

L’Artista ha dalla sua parte l’eleganza della scansione e la profondità del mistero.

Il colore vibra lungamente, duetta nel concerto dell’arcobaleno, non si spegne né prende quota, rimane luce accesa sopra la tela a testimoniare l’incanto del suono emesso dai colori; notizie di fiori viventi in un paesaggio al di sopra dei monti, impalpabili come i pensieri.

Quando si libera dalle emozioni Franca tocca spazi aperti, luce e grazia nel segno evanescente consentono una particolare tensione formale e una vibrata purezza di accenti.

I fiori della Bartesaghi sono forme anonime, sospesi nel vuoto, con sussurri che non si possono trascrivere.

Il modo di poetare in questa musica colorata, vicino al silenzio, che inghiotte tutte le voci, smorza nel profondo i più lievi e lontani sussurri, è  l’immagine sofferente di una profonda ricerca: la colorata narrazione della sua vita e dei suoi pensieri.

Rassegna Stampa